QUANDO LE DEE ERANO UNA DONNA

La restaurazione dell’integrità simbolica del femminile

Adriana Tanese Nogueira | Psicoanalista e ricercatrice della natura umana | Istituto AELLA (fondatrice, Brasile) | adrianatns@icloud.com | @cleoadriana

Quando Carl Gustav Jung afferma che «il femminile non ha rappresentanza nel parlamento di sopra», indica precisamente questa esclusione fondamentale: il femminile non occupa il centro simbolico a partire dal quale la cultura organizza i propri valori ultimi. Esso appare come funzione, eccezione, oggetto o specializzazione — raramente come principio sovrano. Preservando la frammentazione delle dee, anche la psicologia simbolica corre il rischio di confermare tale assenza, riconoscendo la diversità del femminile senza mai conferirgli autorità ontologica.

Questo libro parte da un’altra premessa. Qui, l’integrazione delle dee non mira a armonizzare i conflitti né a produrre una sintesi conciliatoria. Ciò che viene proposto è la restaurazione dell’Unità della Dea — non come ritorno a un archetipo indifferenziato, ma come recupero dello statuto del sacro in tutte le dimensioni del femminile, in quanto femminile. Divinizzare tutti i volti della Dea significa sottrarre ciascuno di essi alla condizione di parodia del maschile, di adattamento funzionale al sistema dominante o di valore derivato. Significa riconoscere che ogni espressione del femminile possiede valore proprio, non perché serve una logica esterna, ma perché partecipa a una totalità simbolica che le conferisce senso.

Sciogliere l’incantesimo significa nominare il meccanismo che ha diviso, gerarchizzato e svuotato il femminile — e, allo stesso tempo, restituire alla Dea la sua interezza simbolica. Così facendo, alle donne viene restituita la possibilità di esistere non come frammenti tollerabili, ma come espressione viva di una totalità complessa, molteplice e sovrana. L’Unità della Dea non elimina le differenze; le accoglie. Non impone una norma; conferisce legittimità. Non promette salvezza; restituisce potere simbolico.

Questo è il gesto centrale di questo libro.

Un libro che non gioca con idee belle e astratte.
Fa, al contrario, riferimento all’esperienza reale e storica.

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