IL CORPO, QUESTO SCONOSCIUTO
Adriana Tanese Nogueira
Psicoanalista | Instituto AELLA
adrianatns@icloud.com
Parliamo di “mio corpo”, “tuo corpo”, “io e il mio corpo”, sottintendendo che “noi” siamo qualcosa di diverso dal “nostro” corpo. Le sue trasformazioni, i suoi cambiamenti e le sue esperienze ci sono in gran parte sconosciuti; fatichiamo a comprenderli e ci spaventano facilmente.
Nel momento in cui abbiamo creato la psiche come entità separata e autonoma dal corpo, quest’ultimo è stato ridotto al corpo anatomico conosciuto dalla medicina. E poiché la psiche è stata avvicinata all’anima, ai pensieri e alle idee — cioè alla verità — al corpo è rimasto l’incomodo posto del male, della menzogna, della maschera, del falso. Platone parlava della “follia del corpo”, la Bibbia della “maledizione della carne”, Cartesio concepì il corpo come inanimato e insensibile, oggetto da anatomizzare, e il mercato lo ha trasformato in “forza lavoro”.
In questo contesto, sembra logico modellare il corpo, scolpirlo chirurgicamente come se fosse un’argilla imperfetta che la “scienza dell’uomo” deve perfezionare — così come l’ostetricia, in nome del progresso, perfeziona il parto naturale attraverso il parto chirurgico.
Il nostro rapporto con il corpo riflette il rapporto che abbiamo instaurato con la natura, indicato come missione nella Genesi biblica: siamo chiamati a dominarla. Nella parola “dominare” è implicita la carica di paura, minaccia, pericolo e diffidenza che caratterizza la visione occidentale della natura. Si domina ciò che è percepito come pericoloso. È un rapporto di forza, una prova di braccio di ferro in cui ci poniamo come piccoli dèi, le cui grandi conquiste mascherano i grandi disastri e le follie compiute fino a oggi.
Per la nostra stessa sopravvivenza e per una vita di qualità, dobbiamo imparare a fare amicizia con la terra, con il corpo e con i suoi linguaggi. Dobbiamo imparare nuovi sguardi e sviluppare un rapporto positivo, fiducioso e arricchente con la totalità che siamo.
Le donne attraversano numerose trasformazioni corporee nel corso della loro vita — momenti in cui la voce del corpo diventa più forte e incisiva. Tuttavia, spesso non sanno come affrontare questi passaggi. Nella società occidentale si sono persi i riti e i simboli capaci di rappresentare e dare senso a tali trasformazioni.
Gli uomini, che apparentemente non vivono cambiamenti corporei altrettanto evidenti, cercano anch’essi di uscire dalla gabbia mentale nella quale si sono rinchiusi — e sono stati rinchiusi — per riscoprire un’identità più intera e soddisfacente.
Il corpo, come fonte di senso, come sfida alle logiche riduzionistiche delle scienze, come ricchezza di esperienze e apertura verso una nuova identità umana in un nuovo cosmo, è la provocazione che lanciamo nel tentativo di superare la lacerazione che ha separato mente e corpo, spirito e materia, anima e carne.
